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I “contadini” secondo McDonald’s

23 febbraio 2010 View Comments

Post by Michele Vitale

McDonald's italiaIl McAsiago

Ieri ho scritto del McItaly, il nuovo panino McDonald’s che, secondo quanto asserito dalla propaganda pubblicitaria, porterebbe benefici ai “contadini” italiani (assioma n. 2, ricordate?).

Bene, al riguardo avrei qualche domanda alla quali vorrei cercare (insieme a voi) di rispondere: chi sono i “contadini” di cui parlano Zaia e McDonald’s ? Chi è che ci guadagna dall’operazione?

Un indizio che i “contadini” di McDonald’s non sono quelli che abbiamo in mente noi e voi,  ci arriva per fortuna dalle stesse  parole del ministro. Ascoltate quest’altro estratto dell’intervista, in cui il Ministro risponde a una mail che contesta l’assioma n. 2 (premete play):

Sentito? Ora cominciamo a capire.

I “contadini”, quelli che secondo il ministro ci guadagnano, non sono la stragrande maggioranza dei contadini italiani, quelli che hanno piccole aziende, e che ammettiamolo, dice Zaia, non hanno nessuna possibilità di vendere alla grande distribuzione. No.

A guadagnarci sono gli unici interlocutori con cui le multinazionali (come McDonald’s) possono interagire: i grandi distributori, i grossisti, magari multinazionali.

Gli stessi, per intenderci, che contribuiscono a creare quella diabolica filiera per cui delle 3 euro  che paghiamo per l’albicocca al banco, solo 20 centesimi vanno all’agricoltore che l’ha coltivata. Quel meccanismo perverso per cui dei 120 miliardi di euro l’anno spesi dai consumatori italiani nell’acquisto di prodotti alimentari ben 58 miliardi vanno al commercio e ai servizi, 37 all’industria alimentare e solo 25 alle imprese agricole.

E in effetti andando a indagare su internet troviamo desolanti conferme di tutto ciò. E non c’è bisogno di cercare siti underground o di contestatori no-global: basta visitare il sito di McDonald’s, che la stessa multinazionale indica come punto di riferimento per informarsi sulla tracciabilità dei suoi prodotti.

E di quali “contadini” troviamo le tracce? Di questi:

- East Balt inc: fornitore storico del pane McDonald’s, che possiede 19 panifici industriali sparsi per il mondo, con cui rifornisce i panini McDonald’s. Dal sito si legge che solo lo stabilimento italiano produce 1 milione di panini al giorno(!). Con quale grano non lo dice.

- Eisberg: la più grande multinazionale della verdura per l’europa centrale e dell’est. Conta 400 dipendenti e cinque stabilimenti sparsi in Svizzera, Italia, Ungheria, Romania, Polonia e un centro acquisti in Spagna.

- Inalca SBS: Multinazionale delle carni posseduta al 50% dal gruppo Cremonini e al 50% dalla brasiliana SBS SA (il più grande produttore al mondo di carni bovine). La Inalca trasforma 260.000 tonnellate di carne all’anno attraverso 6 stabilimenti in Italia, e 9 filiali estere presenti in Europa Russia, Africa.

Eccoli i fornitori di McDonald’s.

Eccoli, i “contadini”.

  • Marco

    Corro a mangiarmi un panino!
    Salverò il mondo, l’economia e la salute…

  • http://risozaccaria.com Carlo Zaccaria

    E’ il solito problema dell’agricoltura italiana che vede altri prendere la fetta principale dei frutti del proprio lavoro. Questo però non cambia la sostanza perchè i consumi di questi grandi distributori e macellatori sono vitali per i contadini. Senza questi interlocutori, aggregatori e commercianti delle produzioni agricole la maggior parte delle aziende non sopravviverebbe.
    Per i contadini è indispensabile vendere le proprie produzioni, e oggi gli acquirenti sono principalmente commercianti e distributori. Per servire determinati clienti servono strutture non da poco, con buona pace degli agricoltori che sono praticamente sempre stati incapaci di consorziarsi e di struttare la cooperazione.
    Se aiuti l’agricoltura a vendere è normale che passi anche attraverso chi distribuisce i prodotti all’ingrosso. Una piccolissima percentuale di contadini è in grado di vendere tutta la propria produzione direttamente.
    McItaly non mi piace e non mi interessa, il mio è un’altro mondo ma ritengo sia doveroso precisare che questa è un’iniziativa che garantisce consumi importanti di alimenti italiani in un segmento dove hanno sempre dominato i prodotti stranieri.
    Teniamoci stretta la nostra nicchia ma ricordiamoci che c’è anche un’altra agricoltura per cui questa clientela è di vitale importanze per la sopravvivenza.

  • http://risozaccaria.com Carlo Zaccaria

    Interessante sull’argomento fast food la notizia di giornata che arriva dall’Europa e che dice come molti stati siano pronti a tassare questo tipo di ristorazione che come si sa non è proprio dei più salutari.

  • http://parcodeibuoi.com Francesco Travaglini

    Il contadino ha due possibilità: vendere direttamente e vendere all’ingrosso.
    Nel primo caso la vendita diretta può avvenire singolarmente o attraverso aggregazioni di produttori (consorzi, cooperative,società agricole).
    Nel secondo caso interviene un secondo soggetto, il grossista, che crea un altro step nella filiera che a volte diventa lunghissima.
    In molti casi, come nel mio, bisogna per forza ricorre a tutte e due le opzioni: parte dell’uva la vendo ai commercianti altra la conferisco in una cooperativa che però da quattro anni non paga un centesimo…
    Rarissimi sono i casi in cui aziende agricole riescono a vendere tutta la produzione direttamente.
    Ha ragione Carlo ad osservare che i numeri della vendita diretta rappresentano una parte abbastanza marginale rispetto al resto quindi ovvio che se si lavora sull’ingrosso si fanno numeri importanti quindi Zaia apparentemente non ha sbagliato a promuovere in Mc Donald l’Asiago DOP,la crema di carciofi ecc.
    Ha favorito i produttori di Asiago, quindi gli allevatori della zona di produzione.
    Per gli allevatori ed i casari dell’Altopiano di Asiago potrebbe essere una manna dal cielo.
    Il problema è che servirebbe un Mc Italy con il Parmigiano Reggiano, uno con il Grana Padano e poi un Mc Extra, unto con l’olio pugliese, magari un Mc Succo fatto con le arance sicilane, … e quanti altri esempi potremmo fare?!
    Se il Guardian che non è un giornalino qualsiasi percepisce (o fa finta di percepire) che le eccellenze italiane sono finite in un panino da Mc Donald con tutto il gran parlare e sparlare che ne è seguito allora mi chiedo:
    se i produttori di Asiago e quelli di carciofi guadagneranno dall’operazione Mc Italy, noialtri contadini italiani, l’eccellenza agricola italiana ne guadagnerà?
    La cosa fastidiosa è che il Ministro presti molta più attenzione a quanto si dice e si legge in Italia piuttosto che fuori dall’Italia.
    …se fosse stato Mc Veneto sarebbe stato più onesto..;-)

    In agrycult abbiamo un obiettivo ambizioso forse utopistico ma siamo determinati nel provarci:
    vogliamo cercare di creare una community di contadini perfettamente integrata con quella dei consumatori e quindi una rete commerciale parallela alla GDO che favorisca le produzioni di qualità italiane.

    Vogliamo dare la possibilità al contadino di aggiungere alla vendita diretta di prossimità geografica, il km zero tanto caro al Ministro ( quello in teoria dovrebbe risolvere tutti i problemi delle aziende da 9 ettari…), la vendita diretta di prossimità …comunicativa.
    Invece che costruire mercati coperti per ospitare contadini che arrivano con l’Ape Piaggio a vendere i loro bei cespi d’insalata in nome del Km Zero, noi proveremo ad arrivare a colonizzare la parte agricola della rete.

    Siamo pazzi? Ingenui?
    ..forse. ;-)

  • http://risozaccaria.com Carlo Zaccaria

    Non mi meraviglio Francesco che il Ministro non presti attenzione a ciò che dice la stampa estera, non lo faccio nemmeno io semplicemente perchè noto sempre e solo la volontà di screditare il nostro paese. Per il resto sono d’accordo con il tuo ragionamento.
    L’eccellenza agricola italiana non ci guadagnerà da questa iniziativa ma al tempo stesso nemmeno ci rimetterà. Il nostro mondo agricolo deve capire che gli Hamburger siamo capaci a farli anche noi come del resto hanno fatto con successo alcuni colleghi nel torinese con il M*Bun che tanto fa paura a McDonald’s (in piemontese si dice: “al’è mec bun” (“è solo buono”) ma questo conta poco quando la multinazionale del “panino” deve difendere il proprio marchio).
    Stiamo da troppi anni lasciando un parte della ristorazione in mano al “gusto” straniero è questo il vero danno per l’agricoltura italiana.

  • http://danielevinc@gmail.com daniele vinci

    @carlozaccaria

    ciao Carlo, ho letto il tuo punto di vista sia su questo post che sul precedente scritto da Michele…

    Condivido in parte la tua opinione, nel senso che ,è giusto non far finta di sapere che esiste ANCHE ( forse SOLO) la grande distribuzione e pertanto tutelarla con strategia simili a MC italy sarebbe un errore… Ma il punto non è che si critica l’operazione ma la modalità con cui è stata effettuata.

    Mi sento un pò preso in giro nel momento in cui si vuo far passare come “autentico” il prodotto italiano “sparato” dentro un panino di una multinazionale.

    Succede che operazioni come queste danneggiano l’immagine dell’autenticità italiana a favore dell’immagine del prodotto italiano… sono due cose simili ma con due risvolti divergenti.

    Nel primo caso si mantiene inalterata la “superiorità” di qualità del prodotto italiano, nel secondo caso si ha un forte incremento A BREVE TERMINE sul “Prodotto” italiano in genere, ma a lungo termini LA QUALITà DEL PRODOTTO tenderà a standardizzarsi e deteriorarsi nell’immagine globale.

    Avrebbero potetuto fare la stessa operazione SENZA PER FORZA mettere un sigillo di garanzia da parte del MINISTRO italiano che in questo caso sancisce definitivamente che la QUALITà può essere tranquillamente riprodotta.

  • http://risozaccaria.com Carlo Zaccaria

    Premesso che non c’è alcun sigillo di garanzia del Ministero, trovo il tuo ragionamento Daniele un po’ confusionario.

    I prodotti agroalimentari italiani fatti con materie prime nazionali sono tutti autentici anche se permettimi di dire non necessariamente di elevata qualità. Non nascondiamoci dietro ad un dito perchè i prodotti italiani non sono esclusivamente di elevata qualità ma ce ne sono tanti sinceramente assolutamente normali e semplici, altri anche mediocri.
    Anche il sistema agroalimentare italiano produce per mercati di massa e questi prodotti sono comunque importanti per la sostenibilità dell’intero comparto. Diciamola la verità, in Italia si produce a livelli qualitativi medi decisamente superiori a tutto il resto del mondo ma non neghiamo che i prodotti mediocri e di massa vengono fabbricati anche da noi. Ciò che viene prodotto viene anche venduto.

    Mcitaly è un semplice e banale panino che non rappresenterà mai il nostro agroalimentare. E’ un’hamburgher da fast food internazionale fatto con ingrdienti italiani, nulla di più.

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